Il problema costituito dalla
traduzione di una varietà linguistica così particolare quale è il
“camilleriano” è stato infatti il filo conduttore della serie di incontri.
Accanto agli approfondimenti critici di singoli aspetti dell’opera di
Camilleri, offerti, dopo l’introduzione di Marci e di Duilio Caocci, da Paola
Ladogana, Marco Pignotti, Giovanna Caltagirone, Caludia Canu, Fautré, Antioco
Floris, Mauro Pala, Luigi Tassoni, Milly Curcio, María Dolores García Sánchez e
Massimo Arcangeli, grande spazio è infatti stato riservato alle versioni
straniere. Ne hanno parlato Saber Mahmoud per l’arabo, Giovanni Caprara per lo
spagnolo (con un’ulteriore attenbzione al tema da parte di Daniela Zizi, Simona
Cocco e Valeria Ravera), Pau Vidal Gavilán per il catalano, Simona Mambrini,
Paola Cadeddu per il francese (con un’appendice da parte di Mario Selvaggio e
Giulia Di Giorgi), Luisanna Fodde, Daniela Virdis, Margherita Dore, Isabella
Martini, Elena Sanna e Claire Wallis per l’inglese, Francesca Boarini per il
tedesco, Rafael Ferreira per il portoghese. E il 25 febbraio la traduzione ha rappresentato
il tema centrale della tavola rotonda alla quale hanno partecipato alcuni dei
traduttori dello scrittore. Nella circostanza, gli studenti hanno potuto
assistere a un dialogo intenso e vario tra l’americano Stephen Sartarelli,
autorità nei rapporti traduttologici tra inglese e italiano, il francese Serge
Quadruppani, non solo traduttore di noti autori italiani, ma impegnato in presa
diretta nel mondo dell’editoria, il catalano Pau Vidal Gavilán, che oltre che
ai romanzi di Camilleri si è dedicato anche al Gattopardo di Tomasi di
Lampedusa, e Jon Rognlien traduttore, giornalista e critico letterario, figura
di rilievo nel panorama dei rapporti culturali italo- norvegesi.
I protagonisti dell’evento hanno
convenuto sull’atteggiamento che il traduttore deve assumere di fronte
all’opera camilleriana: una lingua vernacolare non può essere tradotta con un
altro vernacolo perché la ricerca di equivalenza dialettale produrrebbe
inevitabili quanto indesiderati effetti comici. Tale principio si riconduce al noto
assunto di Antoine Berman, che ritiene necessario un superamento di quelle
traduzioni etnografiche che prevedono la realizzazione di un prodotto
riadattato e deformato in conformità alla realtà della cultura d’arrivo, con un
conseguente tradimento dell’essenza dell’originale. “Normalizzazione” quindi,
oltre che atto imprescindibile, diventa parola chiave nell’approccio traduttivo
all’opera camilleriana: un concetto non molto dissimile da quello che Andrea
Camilleri propone, parlando di “banalizzazione” nel recente colloquio con
Tullio De Mauro pubblicato da Laterza col titolo La lingua batte dove il dente
duole. L’utilizzo di diversi registri e la resa di malapropismi e giochi di
parole presenti nel testo di partenza sono altrettanti banchi di prova per chi
voglia portare in un’altra lingua l’alternanza di varietà linguistiche propria
dell’originale. Sartarelli ha detto di aver utilizzato il brooklynese, lo slang
dei poliziotti siculo-italiani di Brooklyn, per rendere la parlata
dell’appuntato Catarella, il cui linguaggio ignora le norme dell’italiano.
Quadruppani invece ha reinventato la lingua (non a caso nei suoi testi
ritroviamo un Montalbano je suis, invece di Je suis Montalbano), seguendo le
stesse orme di Camilleri e integrando il suo francese quadruppaniano con
termini tipici del sud della Francia. Dai loro differenti punti di vista, i
traduttori hanno confermato, nella sostanza, alcune delle considerazioni svolte
dai docenti esperti in linguistica e traduzione che, nelle lezioni introduttive
dello stesso seminario, avevano analizzato le opere tradotte con l’intento di
fornire ai partecipanti gli strumenti teorici necessari per poi seguire con
consapevolezza la tavola rotonda conclusiva.
L’apprezzamento delle case
editrici angloamericane si è manifestato, dopo il successo del filone
montalbaniano, nella pubblicazione dei romanzi che appartengono al filone
storico e sociale. A febbraio è uscita infatti la versione inglese de La
stagione della caccia, con il titolo di The Hunting Season. In Spagna, nell’ambito
del festival BCnegra, Camilleri ha vinto il premio Pepe Carvalho,
riconoscimento nazionale dedicato al romanzo poliziesco.
Il settimanale francese
«L’Express» ha dedicato a sua volta diversi articoli all’autore siciliano,
elogiando sia l’opera originale sia i metodi adottati nelle traduzioni, e
apprezzandone la complessità linguistica. La Germania, invece, legge l’autore
sotto un’altra ottica. Nell’opera di Camilleri, quotidiani come la «Süddeutsche
Zeitung» vi scoprono una forte critica verso il sistema politico e sociale
italiano e sottolineano, quindi, la connotazione politica dei suoi romanzi.
Riscontri meno positivi sono stati registrati in paesi come Giappone e
Finlandia, nei quali la riconoscibilità dei valori tipici italiani è inversamente
proporzionale alla distanza geografica/culturale.
Il minor successo, in alcuni
casi, è legato all’assenza di un fattore rilevante che ha contribuito al boom
del fenomeno Camilleri in Italia: la trasmissione dello sceneggiato televisivo
dei romanzi montalbaniani. Il livello di apprezzamento del telefilm è correlato
al tipo di traduzione adottata nei diversi paesi in cui è stato programmato. La sottotitolazione
diventa in qualche caso una tecnica gradita al pubblico, in quanto consente al
telespettatore di sentire, contemporaneamente, il parlato originale.
Per questo, altro punto cardine
del seminario è stato l’incontro con Luca Zingaretti, interprete del
commissario Montalbano nella serie trasmessa con grande successo dalla tv
italiana e acquistata in molti altri Paesi. L’attore ha spiegato il modo in cui
ha portato sulla scena televisiva il personaggio letterario e si è ricollegato
alla tematica della traduzione multimediale, confermando quanto la
sottotitolazione, nel caso di Montalbano, sia molto più redditizia della
tecnica del doppiaggio perché il pubblico, pur non conoscendo la lingua di
partenza, può assaporare il sonoro originale, percepisce la bravura dell’attore
e riceve, in più, un tocco di gusto esotico. Non a caso, in Francia, dove i
personaggi sono stati doppiati, lo sceneggiato ha conseguito risultati meno
positivi.
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